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I nonni non hanno diritto all’affidamento dei minori di coniugi separati

Per le domande di affidamento nel procedimento di separazione e divorzio, il nuovo art. 155 c.c., novellato dalla Legge 8 febbraio 2006 n. 54, si è limitato ad affermare che, in caso di separazione tra i genitori, il figlio minore ha non soltanto il diritto “di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi” ma anche “di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale“. La norma, indubbiamente, riconosce e valorizza il ruolo dei nonni nella vita dei nipoti, attribuendogli un sicuro rilievo non soltanto in linea generale, ma anche nella prospettiva del conflitto tra i genitori.  Per quanto la disposizione sia protesa a favorire l’ambiente domestico e con esso l’equilibrio del minore nel suo complesso, dalla stessa non può essere argomentata, in capo agli ascendenti, una legittimazione piena e diretta nei processi di separazione e divorzio. La finalità della norma, infatti, è incentrata sul diritto del minore, ma non attua un simmetrico riconoscimento in capo agli ascendenti, nonni,  del diritto all’affidamento del minore qualora i genitori, coniugi separati, non siano più in grado di provvedevi. Tanto al fine di salvaguardare la posizione del minore, assicurandogli una positiva e serena crescita, ed evitare che subisca eccessivi contraccolpi a motivo del contrasto familiare (lontano, dunque da conflitti interfamiliari) diventandone vittima incolpevole. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, prima sezione, con sentenza n. 8100 del 20 aprile 2015.

L’identità della coppia in fase di separazione

Il processo di formazione dell’identità di coppia è strettamente legato a quanto strutturata o meno sia l’identità dei due partner e a quanto, questi, siano riusciti a svincolarsi dalle famiglie d’origine. Se uno, o entrambi i membri della coppia non sono riusciti a portare a termine questo percorso di differenziazione, non saranno in grado di costruire un legame di coppia, ovvero di passare dalla fase della ILLUSIONE a quella della DISILLUSIONE, ovvero a quella fase che consente di accettare l’altro per quello CHE E’, in quanto persona diversa da sè. In questi casi la coppia, non potendo instaurare un legame fondato sulla condivisione e l’accettazione reciproca, entra nel circuito della DELUSIONE, caratterizzato da conflitti e crisi continue, fino ad arrivare alla separazione. Spesso, dopo la separazione, i due partner tornano a stare con le famiglie d’origine, che vengono coinvolte nel conflitto. Di fondamentale importanza, in questi casi, è la promozione del processo di individuazione dei due ex coniugi, il potenziamento delle capacità decisionali e lo sviluppo di funzioni genitoriali adeguate.

– Avv. Anna Tatulli, Mediatrice Familiare –